Halloween

sì2Il chiacchiericcio sale man mano che s’approssima alla scena ed è punteggiato di lemmi brutali. Fuorigioco, festa, motore diesel. Circa l’80% dei colli è curvato in avanti in modo anche solo impercettibile. Vede la porta spalancata, ma lungo il vialetto che allaccia la casa all’asfalto umido, traversando un giardino d’Irlanda, nessuno. La bestia dal nome latino se ne sta mogia mogia in un angolo. Pioviggina da un paio di giorni, dall’esatto attimo del corpo volato giù dall’impalcatura. Pensa ai caschi, al rugby. Allucina la frenesia pre-impatto, le leste e vane strategie d’atterraggio. Si può davvero decidere cosa pensare? La tipa che lo saluta si chiama Marta ed era in classe con lui alle elementari – la pelle è floscia, l’essenza persevera. Prevale il nero, nella sana sfocatura di un attimo, esistono macchie viola e blu scuro, esistono piedi mogano e capelli bianchi, lucidi d’acqua. Lo conosceva? Solo di vista. Conosce la figlia grande, un po’. La folla cresce e moltiplica le digressioni, si stringe mani e corpi, e lui s’avvicina a due ragazzi e dice ciao. Nient’altro. Poi quattro energumeni ben vestiti sbucano dalla porta con l’ottagono caricato sulle spalle. La bestia si desta e prende ad abbaiare. La folla tace all’unisono, quasi avesse colto. Esce la moglie, nullificata, sorretta dalle figlie. Pensa alla sua mattinata, alle firme, alle scelte – che indossare? Come sistemarsi i capelli? Atto dopo atto è sempre più vero. La macchina trema e parte, piano, la folla con gli ombrelli e le lenti scure si fa solco, sfinita coda di rettile. La bestia s’affaccia alla ringhiera del giardino e abbaia, un grido antico, un bestemmiare informe. Il tragitto è breve, la camminata troppo comoda. Vede il traffico fermo di lato, i vetri di gocce, tizi che fissano schermi bianchi o recitano la croce. Chi porterà da qui in avanti la bestia a pisciare? La pioggia picchia più forte. Davanti a Santa Chiara, una ragazza viaggia in direzione contraria spingendo svelta un passeggino sigillato. Passano davanti alla Nunziatina, al pesciaio chiacchierone, a Baldo. Teschi-maschera, zucche e libri splatter per ragazzi luccicano nella vetrina del negozio di giocattoli. Cammina accanto a un’anziana che incalza la melodia insignificante del prete. Gloria a te signore. Gloria a te signore. La macchina calpesta la piazza della chiesa e si fa spazio tra la gente in attesa. Le campane rintoccano, l’abbaiare è lontano. Sale i pochi scalini e si ferma sulla soglia, incerto, una mano sulla testa zuppa. Tutto porta alla sua resa.

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