La nuvolaccia nera – Radio Libera Collebrunacchi (I)

nuvolaccia neraCome ve la passate, trapassati? Qui è il vostro affezionatissimo fionda-messaggi-dal-futuro che vi parla, il vostro occulto scrutatore, l’occhio barbuto che vede il prima e vede il dopo e vede l’intermezzo sfuggente. Secondo dopo secondo dopo secondo. Qui Radio Libera Collebrunacchi in tutto il suo splendido splendore. Notte nera? Et voilà la storia vera. Vera notte? Buonanotte: fuggi fuggi nelle grotte. C’è del lucido nel cielo, facci caso, scosta il velo. Stasera. Proprio stasera. Sopra le vostre teste ionizzate. Un lucido splendente, tutto birra, abbacinante. Si dice abbacinante, se riferito a superfici lucide? O bisogna far risalire tutto alla prima luce, all’origine primigenia, al bisnonno incartapecorito di tutte le dannate luci della storia? Il bosco tace, mi piace, tutta pace. Il gregge del nonno di Heidi sui fumetti: pecore di carta. O carta delle pecore: sorta di manifesto ideologico di un conformismo francamente micidiale. Oppure: banale menù vegetariano del cacchio. Il buio è lucido e rotondo, se insomma capite, se parlate la mia brutta lingua occidentale, la luna è gonfia come la pancia di una lucertola pregna. Spargerà lunini in giro per il cosmo? Teneri lunini vorticanti su teneri pianetini vorticanti. Terre in miniatura, uomini come granelli. Belli i granelli, mi prendi per i fondelli? Bella la stella sulla mia testa vecchiarella. Ci saranno americani anche lì? Avranno piantato la belante banderuola stellestrisciata? È tutto rotondo, nelle notti supreme di questo sperdutissimo brandello di cosmo. Tutto dannatamente rotondo. Esistevano notti così leggendarie quando eravate ancora vivi e arzilli a sculettare per le strade come tanti caldi cinghialotti? Fatemi sapere miei carissimi fantasmi. Esistevano notti di esemplare rotondità? Notti di lingue e birre e vento in faccia e rotondissimo zan-zan negli anfratti gementi? Prima che gli imperialisti vi mandassero tutti dritti dal padresantissimo? Esistevano cose che vi facevano drizzare i cosiddetti peli? Quanti peli sfoggiavate, prima che nell’aria tossica vi salutassero tutti dal primo all’ultimo facendo ciao ciao con la manina? Il vostro affezionatissimo, signori morti stecchiti. Il vostro cantore canide, la vostra dannata Cassandra fulminata, il vostro cucciolotto fedele. Radio Libera Collebrunacchi: per chi vuol imparare come collassano i mondi. Informazioni scottantissime sulla vostra fine del cavolo. Sintonizzatevi per analisi puntuali e circostanziate e vattelappesca. Radio Libera Collebrunacchi: la voce-avamposto del sopravvissuto pedalante che riecheggia nella valle sudsamminiatese per minuti ore giorni e anni, illimitatamente, l’ugola guerrigliera che allarma i lupacci dei boschi tra Montaione e Palaia e gli orsi allupati e gli americani. Soprattutto gli americani. Che tanto si affannano a stanarla. Che vorrebbero tanto “consigliarle un rispettoso silenzio” da par loro. Come se non li conoscessimo. Gli americani. Piovre capitaliste. Libere volpi in liberi pollai. Eterna minaccia dei popoli liberi di questo pianeta derelitto. Siete morti, amici morti. Siete morti e tutti storti. Siete storti e tutti morti. Non risorti. Corti? Forti? Tutti morti. Avete tirato troppo la corda. Hanno tirato troppo la corda e voi zitti. Vigliacchi. Passivi. Arrendevoli come ricotta di pecora. Beeeee. Beeeeeee. Vi siete piegati. Gli avete dato corda. Cor cordis cordi cor, che ne è stato del mio amor. Il mio amor è sì schiattato, tutto un rischio calcolato. Eccetera. Dai la corda dai la corda stai attento che non morda. Niente morde per davvero, poi ti trovi al cimitero. Eccetera. Ma lo sapete, vero, che ci misero la zampaccia gli americani? L’avete scoperto, poi? Ve l’hanno fatta una soffiatina laggiù dove siete, nella vostra sperdutissima sedicesima dimensione? Un bel giorno d’aprile svolazzarono a stormi sulla sovietcentrale con i loro uccellacci d’acciaio e zac, sganciarono tutto quel po’ po’ di materiale vagamente nocivo. Chicchi d’uva grossi come vasche da bagno. Vasche da bagno di quelle che fanno BUM. E torce di cipressi, e sonni con denti di squalo, e dannate radici doloranti. E voi tutti morti. Con buona pace della Verità Ufficiale bla bla bla. Il vomito giallo melone, l’occhio spastico, la carne prosciuttata, le infezioni, il sangue che sciaborda rovente fuori dalle vene spezzate. Tutti calvi e morti. Arrostiti. Rosolati come polletti. Da un giorno all’altro. Dall’altro un giorno, toglie il medico di torno. Un male al forno, mal di pancia di contorno. Ritorno. Un corno. Adorno: di qualcosa io m’informo. Che notte lucida, povere ossa di pollo polistirolo. Poveri involucri marci e radioattivi, mangiucchiati dalle boccucce baffutelle dei ratti. Ratti rattattivi. Ratti gialli, sciacalli, non si ferman solo ai calli. Balli balli ballerina. Crepa crepa domattina. Ricordate? I telegiornali, la nuvolaccia nera che arrivava da Empoli o Fucecchio o dal cacchio di San Baronto, quella storia che vi intortò ben benino? Чорнобиль? Quella parola sudicia, sozza, zozzona? Reggetevi. Fate un bel respiro. Pronti? Cacchiate. Buffonate. Scemenze. Bel teatrino per incantare gli appisolati. Che diamine c’entrano i compagni se poi svolazzano di punto in bianco gli americani del piffero e zac, bombe su bombe, grappoli di bombe, sulla centrale? Vi hanno fregato. Falsità pigiate sotto la sottopelle. Manipolazioni strettamente mentali. Ripetizioni ossessive di balle su balle su balle. Metaballe. Balla balla metaballa. Propaganda, che banda. Tira giù la serranda! Chiaramente un fatto falso che anche i compagni che ormai non erano più compagni hanno cercato di nascondere prendendosi la dannata colpa perché evidentemente hanno ricevuto in cambio un loro loschissimo tornaconto dal punto di vista strategico-militare-economico, voglio dire, talmente lapalissiano che se sei un minimo sveglio lo becchi al volo: se così non fosse perché non hanno accusato subito gli americani e non hanno informato subitissimo il mondo di quel che stava succedendo tramite comunicati stampa e telegiornali ad hoc e segnali Morse a uso e consumo dei rivoluzionari superstiti rimpiattati nei boschi della palla planetaria? Un loro tornaconto. Come se gli pseudocompagni poi l’avessero scampata. Infinocchiati come tutti gli altri. Delusione tutta gorbacioviana. In arrivo un direttissimo di puro tradimento al binario tre. E i bombamericani a bomba bombardano bombe bombate. Qui abbacinante ci sta a pennello. Per descrivere la luce del botto, la fine di tutto. Sul nucleo giù le bombe, viva viva l’ecatombe. Se il mio fiato è radioattivo oh perbacco non son vivo. Sfugge via tutto il veleno, siam fregati in un baleno. Ve l’ha mai detto nessuno? Ve l’hanno pigiato nella vostra testaccia dismessa? Bello: dismessa. Elegante. Dovrei usarlo di più. Ninna nanna ninna oh questa bomba a chi la do. La darò all’uomo nero che la sgancia per davvero. Sgomberata un’area di 30 chilometri attorno alla centrale. Sgomberata un’area di 300 chilometri attorno alla centrale. Sgomberata un’area di 3000 chilometri attorno alla centrale. Sgomberata un’area di 30000 chilometri attorno alla centrale. Sgomberata un’area di 300000 chilometri attorno alla centrale. Eccetera. Aprile aprile aprile le orecchie. Aprile aprile, dolce perire. Sorpresi? Colti nella cosiddetta castagna? Non lo sapevate? Ignoravate che cosa fosse successo, nei giorni della televisione che cianciava di insalate – INSALATE! – e pasticche e fosfocervi artici? Quando l’aria vi succhiava il midollo e sbranava bestiaccia la mollezza delle vostre carni tatuate? Ed eccomi qui a parlare di Lei, della massima rapinatrice di cieli, della Fornace Improvvisa. Ecco a che serve il vostro affezionatissimo fionda-messaggi, il ciclista imboscato, il soldato antimperialista che piace tanto ai bambini. A rimettere le cose nel verso giusto: i sovietici non sbagliano mai e poi mai, amen, e con il suo spirito, ma i sovietici truffaldini in combutta con i cani rognosi d’oltreoceano? Come la mettiamo? Come cavolo la mettiamo? Eccomi a sgombrare il campo dai dannati equivoci. Eccomi a ricordarvi come tutto è andato in malora e non si possa più tornare indietro. Nemmeno se pregate. Nemmeno se infilate fruscianti mazzette di quattrini nelle tasche più altolocate della Creazione. Qui Radio Libera Collebrunacchi che vi parla, fratelli e sorelle: dispacci imprescindibili dal vostro brutto futuro di cenere. La radio che svolazza libera e fragile sulle frequenze più segrete, che sfolgora e scoppietta nella notte centrotoscana dei lupi, degli orsi bruni marsicani, dei dannati microfunghi spia. Chi fa la spia non è figlio di Maria. Maria Maria per piccina che tu sia tu sei sempre una badia. Ninna nanna ninna oh tre caprette sul comò, che facevano all’amore, con la figlia del pastore. Il pastore s’incacchiò: ambarabacciccicoccò! Eccetera. Eccetera. Non scherzo: eccetera. È tutto, insomma. Dalla rotondità più lucida della notte per oggi è davvero tutto. Carissimi cadaveri: ci becchiamo senza dubbio più in là.

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